La vita possibile

La vita possibile

22 settembre 2016 0 Di Camilla de Nardis
 

58. E’ il numero dei femminicidi in Italia dall’inizio dell’anno. Sembra incredibile, ma questa cifra appartiene all’Italia, un Paese moderno, industrializzato, globalizzato, dove basta voltarsi per trovare compagnia, nel peggiore dei casi a pagamento. Non siamo nel Medioevo, da noi le donne sono emancipate e hanno la parità.

Quindi ben venga un film che tocca questo triste tema, ma per incominciare esprimiamo un sentito ringraziamento per il taglio scelto. Questa volta la storia viene narrata evitando di indulgere sulla violenza.

Programmi come “Amore criminale” vengono sbandierati come scelte di progresso, dalla valenza sociale. Le narrazioni si limitano a descrivere con dettagli morbosi quello che ha portato ad una tragedia annunciata. Il senso? Le donne dovrebbero così imparare che certe dinamiche non sono d’amore, ma di morte, che la violenza psicologica di solito anticipa quella fisica, che bisogna reagire, andarsene. Di fatto, trattazioni come queste possono eccitare gli animi dei violenti, innescare processi emulativi, tendono a diffondere stereotipi del genere femminile controproducenti: le donne vittime, le donne bersaglio, le donne inette, le donne incapaci di reagire e simili. Siamo sicuri che sia la strada giusta per educare, spiegare, aiutare? Me lo sono chiesta tante volte, provando un senso di fastidio mentre con il telecomando cambiavo canale.

Questo film, invece, sceglie un’angolazione diversa. Tutto è già successo e senza addentrarsi nei meandri del prima, gli sceneggiatori, Ivano De Matteo e Valentina Ferlan, seguono i protagonisti, una donna che ha denunciato il marito per le continue violenze ed il figlio adolescente, durante la loro fuga, a casa di un’amica a Torino. Nel far questo si lasciano alle spalle anche punti di riferimento, affetti, amicizie, certezze economiche e privilegi.

La prospettiva è proprio quella del ragazzo. E qui c’è già un’importante riflessione: Valerio, il figlio, anche se non ha subito personalmente la violenza, è lui stesso vittima della situazione. Il suo disagio è enorme, prima, durante, dopo. Perché la violenza non colpisce solo la vittima materiale, ma porta con sé una serie di vittime meno scontate e note.

Questa nuova vita viene raccontata nelle difficoltà di una quotidianità semplice, descrivendo i cavilli burocratici e le problematiche che una persona in fuga è chiamata ad affrontare. Ecco questi aspetti mancavano proprio e siamo lieti che comincino a saltar fuori.

I momenti migliori del film vengono esaltati da una colonna sonora scelta alla perfezione e fatta ascoltare agli attori prima di andare in scena. E piano piano una vita possibile si delinea, sempre molto più appassionante e bella, nella sua modestia ed umiltà, di quanto si è coraggiosamente lasciato indietro.


Un film di Ivano De Matteo. Con Margherita Buy, Valeria Golino, Andrea Pittorino, Caterina Shulha, Bruno Todeschini , Drammatico, , durata 100 min. – Italia 2016.