Wednesday 08th of September 2010
| Gran Torino |
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| Recensioni cinema |
| Scritto da Gabriella Aguzzi |
| Mercoledì 01 Aprile 2009 14:19 |
“E’ Una strana cosa uccidere un uomo, gli togli tutto quello che ha e quello che sperava di avere” diceva Clint Eastwood in “Gli Spietati”: E’ questo il peso che Walt Kowalski, Medaglia d’Argento nella guerra in Corea, si trascina per tutta la vita, diventando un orso scontroso e solitario estraneo ai propri indifferenti figli, con la sola compagnia delle sue convinzioni e della passione per la sua splendida Gran Torino. Poi a poco a poco si apre una crepa, uno spiraglio al di là del giardino verso i vicini, incomprensibili “musi gialli” come quelli a cui era costretto a sparare in Corea. Inizia con un tentativo di furto proprio del suo gioiello, poi della difesa del territorio in cui Walt, come un ranger solitario, imbraccia il fucile contro i prepotenti. Trascinato a forza nel loro mondo, scopre che questi estranei gli leggono dentro più di tutta la sua famiglia, e avvertono l’enorme peso che ha sull’anima. Vecchio iroso e malinconico, sul finire di una vita che gli ha imbrattato di sangue le mani, si ritrova a sentirsi un po’ padre dei due fragili intrusi. Una storia che Eastwood racconta lasciandosi andare anche ai toni della commedia, per crescere d’intensità e veleggiare nel finale, dove riassume il volto spietato del vendicatore e si trasforma in commovente eroe.
In questo graduale e poi improvviso elevarsi verso un’emozione struggente, sempre controbilanciato da un’amara durezza e un desolato e graffiante cinismo mescolato ad una lieve tenerezza (pochi registi sanno arrivare dritti al cuore e scuotere come Clint Eastwood toccando le nostre corde più segrete, questo è il suo magico dono), ci fa accostare il film a “Million Dollar Baby”. Anche qui tornano il senso di una colpa lontana, il riscatto di un fallito rapporto di padre e i contrasti con un prete, che apprenderà da lui e dalla sua umanità il significato della vita e della morte. Passando di capolavoro in capolavoro, il vecchio Clint regala qui la sua interpretazione più bella, che riassume tutti i Callaghan, i William Munny, gli Stranieri senza nome, facendo di Walt, eroe stanco di rara umanità, un personaggio indimenticabile. E se è vero che intende lasciare il Cinema come attore ci lascia con il suo grande ruggito. Anche se non vorremmo vederlo smettere mai. |
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