Thursday 09th of September 2010
| Verso l'Eden |
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| Recensioni cinema |
| Scritto da Antonello Lotronto |
| Giovedì 12 Marzo 2009 00:30 |
Sorridiamo un po' leggendo le critiche a questa pellicola. "Film poco credibile", "fiabesco", "imbarazzante"... Ma questi signori cosa hanno visto? Un regista come Costa Gravas - che ha diretto film di denuncia coraggiosi contro i misfatti di molti regimi nel mondo è diventato improvvisamente "leggero", "fiabesco", "inverosimile" e per di più affrontando un tema così "serio" e importante come quello della immigrazione? La lettura della pellicola deve essere necessariamente diversa. Questo film è un omaggio a Charle Chaplin e ai suoi celebri film muti che disegnano - attraverso la storia di un piccolo uomo - quella di una epoca. Ricordate "La febbre dell'oro"? Cos'altro è se non la metafora della lotta per la sopravvivenza di un piccolo uomo che spera nel miracolo di diventare ricco? Certo a nessuno, vedendo il film di Chaplin, viene in mente di rimproverare un certo "accavallarsi" delle situazioni comiche o l'inverosimiglianza delle vicissitudini che si rincorrono a ritmo serratissimo senza soluzione di continuità. Mantenendo le dovute proporzioni - non vogliamo dire che Verso l'Eden raggiunga e nemmeno sfiori le vette inarrivabili dei film di Chaplin - Costa Gravas ha voluto fare lo stesso. Ha voluto narrare in tono leggero e metaforico, condensandole in un ora e mezza di film quasi muto e addossandole allo stesso protagonista, le vicissitudini di molti clandestini, le situazioni tipiche - anche se nemmeno lontanamente esaustive - cui vanno incontro dal loro sbarco in un paese straniero. Scamarcio se la cava benissimo nell'interpretare un clandestino che guarda con occhi sbalorditi le incongruenze del nostro mondo. Sballottato tra una avventura e un altra, da una donna all'altra, Elias (questo è il nome del protagonista), si barcamena stralunato senza mai sapere se ci si può fidare dei personaggi con cui viene man mano in contatto oppure no. Che il film non voglia minimamente cercare di essere realistico è confessato da un finale a sorpresa e enigmatico solo per lo spettatore distratto. In realtà le chiavi per interpretare del film sono poche e stanno tutte in poche battute. Una di queste è che ci vorrebbe un mago per cambiare il mondo. Peccato che di veri maghi ce ne siano molto pochi o nessuno.
Un film di Constantin Costa Gavras. Con Riccardo Scamarcio, Juliane Köhler, Ulrich Tukur, Anny Dupere
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