Il desiderio profondo che ha dato vita all’adattamento e alla messa in scena del romanzo è stato quello di raccontare la pagina kafkiana mettendoci al servizio dell’autore, fornendo alla lettura gli strumenti della messa in scena, dando forma tridimensionale alle straordinarie sequenze dialoganti usando le parti narrate, non occupate dal discorso diretto, non rinunciando a dare voce a passaggi particolarmente poetici, o grotteschi o vorticosamente incalzanti, riflessioni, descrizioni, azioni, ritmi… vocazioni di quel lusso inarrestabile che è la scrittura kafkiana. 

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. Poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato…

Processo, incomprensione, senso di colpa, angoscia, solitudine, oppressione, morte. Il protagonista è processato, e poi condannato per una colpa non commessa, ignota, attribuita a se stesso. “L’ordine mosso da potenze misteriose e imperscrutabili viene portata a compimento. K. viene ucciso da due “figuri” come un cane – disse, e fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere“. 

Incastonato dall’inquietante struttura progettata da Carmelo Giammello, (già vincitore dell’Ubu nel 2004), lo spettacolo si modifica con la rapidità di un montaggio cinematografico. Un elemento claustrofobico del testo si amplifica non tanto in un disegno formale ma nella sua profonda sostanza, nel riproporre a Kappa le medesime facce in personaggi differenti, quasi come se la vergogna lo inseguisse sempre con gli stessi occhi, gli stessi volti…senza scampo…come la scrittura di Kafka. Siamo nella “tana” della mente, nel letto di K., nella sua camera, nella pensione che lo ospita poi in strada, in banca, dall’avvocato, nel tribunale e così fino alla fine. A liberarlo, se non dalla colpa almeno dal peso del corpo, in una sorta di pantomima diabolica, il disperato e grottesco autoesilio kafkiano tocca limiti mai raggiunti prima di Kafka e da Kafka stesso. Le capacità espressive degli attori, assurgono qui ad un parossismo vertiginoso invadendo e modificando lo spazio scenico in una miriade di personaggi e situazioni. Così come Raffaella Azim che interpretando tutti i personaggi femminili rappresenta il femmineo kafkiano, o Totò Onnis ne rappresenta l’autorità in tutte le sue forme dal prete, al padre, all’ispettore di polizia.  Tutti tesi ad interpretare, in modo quasi naturalistico-cinematografico, il pensiero e le azioni di K. in un impasto visivo e sonoro, chiave espressiva dell’elemento poetico grottesco segnato da Kafka stesso.

E a noi cosa resta:  “la lettura del Processo, libro saturo d’infelicità e di poesia, lascia mutati, più tristi e più consapevoli di prima. Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignorata che “il tribunale” non ci rivelerà mai; tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre”. (Primo Levi) Andrea Battistini

“Sono oltre venti anni che non si rappresenta in Italia “Il Processo”; il mio incontro con Andrea Battistini che lo stava allestendo per il Teatro Nazionale Moldavo, mi ha fatto venire la voglia di produrlo  entrando in collaborazione con loro per portarlo in Italia.

Un percorso particolare: gli attori italiani hanno svolto le prove nel Teatrul National Chisinau insieme ai colleghi del Teatro Moldavo provenienti dalle scuole russe  Vaktangoff, M.H.A.T, attivando uno scambio di esperienze e producendo lo spettacolo che attualmente è nel loro repertorio, nelle loro due lingue rumeno e russo e in  italiano”.

Raffaella Azim

 


TEATRO VASCELLO dal 5 al 15 gennaio Tauma srl IL PROCESSO di F. Kafka adattamento e regia di Andrea Battistini Scene Carmelo GiammelloCostumi Stela Verebeceanu Maschere Iurie Mateicon: Raffaella Azim  Giovanni Costantino  Filippo Gili Totò Onnis   Pierluigi Pasino  Davide Pedrini.FONTE: Uff. Stampa Viola Sbragia -.

Stefano Polidori
Latest posts by Stefano Polidori (see all)