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Laboratorio di Cinema e Teatro

Gli anni più belli

 

Roma, 1982. Tre amici adolescenti si affacciano alla vita. Giulio, figlio di un carrozziere burbero e manesco è il più intraprendente dei tre. Paolo, ornitologo in erba, è romantico e sognatore. Riccardo, gravemente ferito durante una manifestazione studentesca, viene salvato dagli altri due e si guadagna così il soprannome di “sopravvissuto”, che lo accompagnerà per tutta la vita. E poi c’è Gemma, ragazzina bellissima e affamata di vita, di cui tutti, ognuno a suo modo, finiranno per innamorarsi. Con “Gli anni più belli” Gabriele Muccino torna a raccontare una generazione, quella de “L’Ultimo Bacio”, arrivata adesso al traguardo dei 50 anni. Ma la racconta tornando al passato e accompagnando per mano i suoi protagonisti nell’arco di oltre un trentennio, mentre sullo sfondo la grande storia fa il suo corso: gli ultimi strascichi delle contestazioni degli anni ’70, la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli, l’11 Settembre.  Gli attori son quelli di sempre: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria, affiancati da Michela Ramazzotti nei panni di Gemma e – novità – da Emma Marrone in quelli Anna, moglie di Riccardo. Nella prima parte del film i quattro sono interpretati, invece, da attori molto giovani e già bravissimi: Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo del Buono e Alma Noce. Con la complicità di una colonna sonora dominata da tre grandi successi e un inedito di Claudio Baglioni, il film ha la cifra stilistica a cui Muccino ci ha abituati negli anni, senza grandi sorprese, ma con un paio di trovate registiche particolarmente riuscite, come la corsa di Gemma per le scale e nel tempo che la porta fino all’unico dei tre che in fondo ha sempre davvero amato.  Gli interpreti sono bravi e anche affiatati e questo si percepisce chiaramente. Ritrovarli dà al film, almeno per chi scrive, il sapore familiare delle serate con gli amici di sempre. Un prodotto ben confezionato, gradevole, senza alcun momento di vera debolezza. Si segue dall’inizio alla fine e si partecipa. Perché in fondo lì c’è la storia di tutti. Le difficoltà di una vita che cambia, l’Amore che non è mai come lo vorresti, il precariato lavorativo, la difficoltà di trovare una propria dimensione, il prezzo da pagare quando finalmente ce la fai, il bisogno di non dimenticare le radici, soprattutto quando ce ne siamo allontanati di più e infine quel tornare ai valori che non muoiono. L’Amore, l’amicizia, le cose che “ci fanno stare bene” e che spesso sono le più semplici, quelle che possiamo ritrovare sempre, in fondo al cuore, tra i ricordi dei giorni più belli.

Gloria Bondi
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