Come 3 aringhe

 

Tre metronotte di guarda a un acquario che contiene un esemplare unico di delfino albino. I tre vigilantes devono solo sorvegliare l’ora per nutrire il delfino. In questo intervallo temporale, nel cuore della notte, si scambiano le loro impressioni sulla spigolature della vita che colpiscono le loro esistenze. Questo il tema della pièce scritta da Marco Falaguasta e da Marco Graiani che tra battute e gag comiche cerca di trovare un giusto condimento tra comicità e risvolti seriosi dei tre uomini. Il personaggio più comico dei tre, forse anche grazie all’accento napoletano, è Nico, il quale giovanissimo, a causa della figliola improvvida diciassettenne, si ritrova nonno. A seguire, vi è Giorgio, dalla vita monocorde e felice, a suo dire, con moglie e senza prole in quel di uno sperduto condominio dalle parti della litoranea romana. Infine, vi è il capo, Mariano, apparentemente cinico e distaccato, brutale e sicuro di sé, abbandonato dalla moglie per un fornaio. Nella lunga notte che li attende, i tre hanno modo tra scherzi di dubbio gusto, risate e mood malinconici, di scoprire i loro veri volti abbandonando le maschere con le quali tentano di dissimulare le loro vite finte. Lo spettacolo, senza intervallo, è godibile, molto apprezzato dagli spettatori in sala, pur tra qualche ricorso eccessivo alla battuta forte, che in alcuni casi potrebbe essere evitata. Un po’ debole il finale che forse andrebbe costruito di più. Bravi gli attori, Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Mimmo Ruggiero e buona anche la regia. Al teatro Sette di Roma.

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