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Laboratorio di Cinema e Teatro

Bombshell – La voce dello scandalo

 

Regia:  Jay Roach; con Nicole Kidman, Charlize Theron, Margot Robbie

Ci sono delle dinamiche che si ripetono da sempre e nessuno le ha mai messe in discussione o ha avuto il coraggio di farlo. Hanno a che fare con il potere e si accentuano in quei mondi dove tutti vogliono entrare: cinema, TV, moda, show business. Chi è in cima alla gerarchia si sente in diritto di dettare le regole e di sottomettere gli altri ai propri capricci. E’ ovvio che le vittime sono soprattutto donne e gay. 

Se ti ribelli, sei fuori, se accetti, tutta la vita ti sentirai uno schifo e avrai la sensazione di essere arrivato non perché vali, ma perché ti sei piegato.

Se non ci stai, hai chiuso.

Se parli, hai chiuso.

Tutti sanno, ma nessuno dice niente.

Nel 2016 scoppia uno scandalo in casa Fox News,  dopo che un gruppo di donne giornaliste ha denunciato il Presidente Roger Ailes per il suo comportamento sessista. Questo film narra quello che è accaduto con un realismo non consueto: nomi, personaggi, fatti corrispondono perfettamente alla realtà. 

Emerge un personaggio sordido che attraverso una retorica suadente fatta di doppi sensi misurati spinge le sue vittime nella direzione desiderata. Un linguaggio vellutato che parla di lealtà per riferirsi a prestazioni sessuali. 

Viene fuori un mondo impressionante, dove le donne che devono comparire in video vengono trasformate in bambole stile  Barbie perfette. Inguainate in abiti cortissimi ed aderenti, non possono portare i pantaloni e devono stare bene attente a mostrare le gambe, sulle quali punta una telecamera fissa a favore di pubblico e audience.  Un ambiente dove regnano l’omertà e la competizione più accesa, nel quale sono chiari i punti di contatto tra dirigenza dell’emittente, editore e politica. Le donne sono comparse, costantemente insicure per il loro futuro, eppure incapaci di sostenersi a vicenda e di trovare solidarietà tra di loro. 

Varie generazioni si susseguono, senza che nulla cambi, fino a che qualcuno trova il coraggio di ribellarsi e piano piano si trascina dietro una marea. 

La Kidman non esita a sottoporre allo sguardo del pubblico e all’occhio impietoso della telecamera un viso privo di cerone e di trucco, fatto a pezzi della chirurgia. Un’immagine inedita, perfetta per la forza con cui stride rispetto alla falsità di una bellezza artificiale esposta come merce in TV, nei programmi di informazione. 

Eppure, qualcosa nel film non convince appieno. Il sapore della pellicola, peraltro ben fatta, è troppo quello del documentario e nel tentativo di spiegare e raccontare tutto, la narrazione perde l’incanto proprio dei bei film. 

Piacciono soprattutto quegli sguardi insistiti sulle bambine delle madri prima di prendere, tardivamente, quelle decisioni in grado di cambiare il mondo. Forse.

  

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